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Biografia
“Papà, se tu mi compri un cavallo ed un carretto, ai trasporti ci penso io”, mai frase fu più vera e premonitrice. Dodici anni, un cavallo, un calesse e la passione per il trasporto, è cominciata così, quasi per gioco, in un paese della Ciociaria di 60 anni fa, la storia di colui che è oggi considerato uno dei più grandi autotrasportatori italiani, Eleuterio Arcese. Il ragazzino di allora si riflette nell’imprenditore di oggi, lo stesso entusiasmo, la stessa voglia di crescere, ma soprattutto la stessa intuizione. E da sempre la passione per i trasporti è accompagnata dalla passione per i cavalli, da circa 20 anni Eleuterio Arcese ha fatto del suo hobby un business. Viene da una famiglia di agricoltori. I suoi hanno sempre avuto animali nella stalla ed i cavalli facevano parte della sua vita anche tanti anni fa, laggiù ad Arce, dove il Patrono si chiama S.Eleuterio. E lui, nella massima coerenza con le sue origini, si chiama Eleuterio Arcese: per chi ama i Quarter Horse, un nome che equivale ad un sigillo di garanzia. Eleuterio è famoso per aver istinto nella vita. Quell’istinto che gli ha permesso di diventare uno dei più grandi imprenditori nel settore del trasporto e di mettere in piedi uno dei più prestigiosi allevamenti di Quarter Horse in Italia. Chi lavora nel suo allevamento dice che ha naso anche per quanto riguarda gli incroci, è proprio lui infatti, insieme al figlio maggiore Leonardo, che stabilisce quali “matrimoni” si devono fare. Eleuterio Arcese, nella storia dei cavalli western nazionali, ha dato più di una volta il buon esempio, il suo proverbiale istinto gli ha sempre suggerito che cosa fare. Ad ogni svolta importante nella storia dell’equitazione americana lui è quasi sempre arrivato prima dei suoi colleghi allevatori, tracciando strade che poi molti hanno seguito. Fu il primo in Italia ad importare cavalli di livello superiore e ad aprire la via verso l’allevamento finalizzato al Reining: fu il primo ad assoldare cavalieri americani per esibire i cavalli della sua scuderia in occasione delle gare, a cominciare da tale Gord Woods, che fece per Arcese la stagione di gare 1983. Poi fu il primo proprietario di un Futurity Champion americano, la mitica Sophie Oak, che dopo aver vinto anche il Futurity ed il Derby italiani divenne fattrice ed ora vive pacificamente libera nei 33 ettari di pascolo dell’allevamento. Arcese fu anche il primo a costruire un'arena coperta completamente dedicata agli sport americani, con quella concezione allora innovativa che vede le scuderie disposte tutto intorno, così da poter raggiungere l’arena senza camminare all’aperto. E fu ancora il primo, nel 1994, quando si accorse che il mercato italiano era piuttosto saturo, ad aprire le frontiere verso l’Europa, oggi inondata di suoi cavalli. Arcese ha sempre coinvolto negli spostamenti verso l’America molti personaggi che in seguito avrebbero avuto un ruolo importante per la storia del reining italiano. Infatti, entusiasmare le persone che gli stanno accanto e trasmettere la passione e la voglia di fare è un tratto che caratterizza la sua brillante personalità. Anche "solo" comunque, senza parlare una parola d’inglese, è riuscito ad imporsi negli Stati Uniti girando per i ranch di tutto il territorio e comprando cavalli che hanno lasciato il loro marchio sia in campo gara che a livello allevatoriale. Il primo contatto importante è con Bob Loomis, uno dei grandissimi nel reining statunitense, dal quale acquista un consistente numero di cavalli. “In Europa, Mr. Arcese ha costruito un giro d’affari per il reining che oggi rappresenta una considerevole fetta anche di quello statunitense” dice Loomis. “È una persona incredibile che lascia un forte impatto e che nessuno può dimenticare dopo averla incontrata. Io gli sono grato per tutto ciò che ha fatto, per me e per il nostro sport.” Uno dei grandi passi compiuti da Arcese fu quello di comprare Sophie Oak, la vincitrice dell’NRHA Futurity Open nel 1986 proprio con Loomis in sella. Nessuno aveva mai importato in Europa un Futurity Champion, è così che l’attenzione si concentra sempre più su questo “simpatico signore per il quale la lingua non è una barriera e che dimostra di capire molto più degli americani doc in fatto di cavalli” come dice di lui Richie Greenberg, altra leggenda del reining Usa e “grande padre” del mitico Hollywood Jac 86. E' facile intuire quindi che Arcese si è sempre concesso il meglio, sia in fatto di cavalli che di addestratori. Fra i trainer americani che hanno lavorato per lui in Italia si ricordano: Dale Harvey, che ai suoi tempi vinceva di tutto, Dean Latimer, allievo prodigio di Loomis che regalò alla scuderia molti ottimi risultati, David Hanson, che oggi gestisce il suo ranch in America. Hanno quindi montato per Arcese, in Italia e negli Usa, quasi tutti i migliori horsemen sul mercato, tra cui in tempi recenti Todd Bergen e Todd Crawford. Nel 1989 a Castelnuovo del Garda, Eleuterio Arcese costruiva una delle arene europee più importanti e prestigiose aprendo le porte, attraverso la sua rinomata ospitalità, a manifestazioni di monta western e a clinic importanti. Il signore del reining italiano non si ferma all’espansione della disciplina riservata agli "scivolatori", si interessa anche di cutting e working cow horse. Il suo apporto alle varie associazioni di equitazione western in Italia è stato davvero importante, sia a livello personale che di sponsorizzazioni: Arcese ha procurato all’equitazione nazionale oltre un milione di dollari. Come nella vita, anche nel lavoro e nel mondo dei cavalli, il ruolo dello spettatore passivo non gli compete; è stato Presidente ANCR dal 2001 al 2002 e consigliere per i due mandati precedenti, vale a dire 1994-1996 e 1997-2000 e, ancora oggi nella neonata IRHA, fa parte del Consiglio Direttivo. Nel 2004 riceve una delle più alte cariche in ambito internazionale. E' entrato nella Hall of Fame. E' il primo personaggio "non americano" ad avere avuto questo privilegio. (si ringrazia Simona Diale per la gentile collaborazione)
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